31 Lug Venezia 83: dove sono le registe? Un’assenza che fa discutere
Posted at 14:29h
in Cinema
All’83ª Mostra del Cinema di Venezia, il dibattito sulla disparità di genere si accende intorno a un solo nome. Su venti film in concorso per il Leone d’Oro, ben diciannove sono firmati da registi uomini. L’unica eccezione è la regista danese-egiziana May el-Toukhy, in gara con l’attesissimo “Woman Unknown”. Nata a Copenhagen nel 1977, el-Toukhy si è imposta sulla scena internazionale vincendo il Premio del Pubblico al Sundance nel 2019 con il provocatorio “Queen of Hearts”, e firmando la regia di serie di grande successo come “Borgen” e “The Crown”.
La sua presenza al Lido diventa così il simbolo di una contraddizione ancora irrisolta: mentre gli sguardi femminili hanno dimostrato di saper reinventare il cinema contemporaneo, la loro presenza nei grandi concorsi internazionali resta ancora lontana dalla parità. Lo stesso direttore della Mostra Alberto Barbera ha definito “inquietante” il calo delle opere dirette da donne arrivate alla selezione veneziana, scese quest’anno al 24%.
Eppure, proprio la storia recente del Lido racconta quanto le registe abbiano saputo lasciare un segno profondo. Da Sofia Coppola, che con “Somewhere” ha conquistato il Leone d’Oro nel 2010 costruendo un ritratto sospeso della solitudine e dell’alienazione contemporanea, a Chloé Zhao, capace con “Nomadland” (2020) di fondere cinema documentario e finzione in un racconto universale di fragilità e libertà. Fino a Maura Delpero (2024), che con “Vermiglio” ha riportato il dramma storico verso una dimensione intima, poetica e profondamente umana.