“Tutti gli uomini del presidente”: il giornalismo strumento di democrazia

A cinquant’anni dalla sua uscita, “Tutti gli uomini del Presidente” resta per noi un richiamo al valore di un giornalismo dove contano i fatti, la verifica attenta delle informazioni e la determinazione a non manipolarle, nemmeno di fronte alle pressioni del potere. Diretto da Alan J. Pakula, il film racconta l’inchiesta svolta da due giovani reporter che svelò lo scandalo Watergate e portò nell’agosto del 1974, dopo circa due anni di indagini e rivelazioni, alle dimissioni dell’allora Presidente repubblicano Richard Nixon.
Con rigore quasi documentaristico, Pakula mostra la paziente ricerca della verità di due sconosciuti cronisti del The Washington Post – Carl Bernstein, interpretato da Dustin Hoffman e Bob Woodward, da Robert Redford – che si trovano a indagare su un’apparente furto nella sede del Partito Democratico all’interno degli edifici del Watergate di Washington. Lontano dai cliché dei thriller d’azione, il film mostra con precisione storica la lenta e complessa indagine giornalistica mostrando come la determinazione e la tenacia di due reporter ostinati e profondamente umani possano incidere sul corso della storia.
Vincitore di quattro Oscar, “Tutti gli uomini del Presidente” – disponibile su Prime Video” – è un omaggio al giornalismo investigativo e alla forza della parola scritta capace di opporsi al potere. Nessun eroe solitario né azioni spettacolari: solo verifiche pazienti, domande scomode e una redazione che diventa spazio di responsabilità condivisa. E oggi viene spontaneo chiedersi: è ancora possibile realizzare inchieste come quelle sul Watergate in un contesto editoriale, economico e politico così cambiato? Una domanda tutt’altro che banale, perché dalla qualità del giornalismo dipende anche la tenuta di una democrazia.
Share