“Signore e Signori”, vizi privati e nessuna pubblica virtù

Il boom economico degli anni Sessanta arriva nella provincia italiana senza clamore: il benessere si deposita lentamente nelle case, nei circoli, nei salotti borghesi, mentre i ritmi quotidiani restano tranquilli e prevedibili. Un’ apparente calma dietro cui si muovono pettegolezzi, ambizioni nascoste e desideri che mettono in crisi l’equilibrio della rispettabilità. È in questo contesto che Pietro Germi ambienta “Signore e Signori” (1966), scegliendo una cittadina veneta come specchio di un’Italia in cui le apparenze governano i comportamenti e la coesione sociale pesa più della #verità, davanti alla legge come ai precetti, sempre duttili, della Chiesa cattolica.

In piazza e ai tavolini dei caffè si muove un piccolo mondo che osserva, giudica e si autoassolve: uomini rispettabili, professionisti del perbenismo, protetti da un ordine morale pensato su misura per loro. C’è Toni Gasparini (Alberto Lionello) che confida al dottor Castellan (Gigi Ballista) una falsa impotenza, alimentando pettegolezzi mentre sfrutta l’inganno per sedurre la bella moglie del medico. C’è poi Osvaldo Bisigato (Gastone Moschin), impiegato in una banca della Chiesa e prigioniero di un matrimonio con Gilda (Olga Villi), che tenta di sottrarsi alle #convenzioni intrecciando una relazione con la bellissima cassiera Milena (Virna Lisi). Infine, c’è il perfido Benedetti che tenta un gioco tanto cinico quanto pericoloso con una giovane di campagna, trascinando anche gli amici nella vicenda: il padre di lei, deciso a difenderne l’onore, li porta in tribunale, costringendo la moglie di Gasparini a intervenire con astuzia, relazioni influenti e qualche banconota al momento giusto.

Palma d’Oro per il miglior film al XIX Festival di Cannes (ex aequo con “Un uomo, una donna” di Claude Lelouch), “Signore e Signori” – disponibile su YouTube – resta una #satira corrosiva e sorprendentemente contemporanea sull’ipocrisia borghese, il perbenismo di facciata e la complicità tra potere sociale e morale cattolica. Il film anticipa la critica ai sistemi di apparenza che dominano ancora oggi, mostrando come, nonostante il progresso economico, molte dinamiche umane e sociali restino immutate nel tempo, quasi profetiche nella loro sorprendente modernità.

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