09 Feb Sguardi indipendenti: “Il vento fa il suo giro”
“Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti è uno di quei rari film che, pur nato ai margini del sistema produttivo tradizionale, è riuscito a conquistare pubblico e critica sino a diventare un piccolo caso. Realizzato nel 2005 con risorse minime e senza finanziamenti statali, è frutto di un modello produttivo sperimentale: troupe e attori principali hanno partecipato in coproduzione, mentre la comunità locale – coinvolta in tutti i ruoli comprimari – ha sostenuto concretamente il progetto mettendo a disposizione mezzi, animali, oggetti di scena e luoghi per le riprese.
Ambientato nella Valle Maira, una delle valli occitane della provincia di Cuneo, racconta la storia di Philippe Héraud, un ex insegnante francese che si trasferisce con la famiglia nel paesino di Chersogno. L’iniziale accoglienza degli abitanti si trasforma presto in diffidenza e ostilità, facendo emergere incomprensioni culturali, e i precari equilibri di una comunità chiusa. Il film intreccia appartenenze e idiomi: francese per la famiglia Héraud, occitano per i valligiani e italiano per gli abitanti del fondovalle. Le lingue non sono un semplice dettaglio realistico, ma diventano materia viva del racconto: mantenute nella loro forma originaria e accompagnate dai sottotitoli, restituiscono sfumature, distanze e vicinanze che danno respiro e autenticità alla narrazione.
Ai tempi, “Il vento fa il suo giro” fu distribuito in pochissime sale, e trovò nel Cinema Mexico di Milano un punto di riferimento: il visionario e indimenticabile Antonio Sancassani ne riconobbe il valore, e il film rimase in programmazione per due anni, conquistando gli spettatori. Una sala non centrale che ha trasformato l’opera in emblema di un cinema indipendente, “altro” e “alto”, capace di farsi strada, sfidare le logiche del mercato e creare un legame autentico con chi ne ha riconosciuto il valore, grazie alla pazienza, all’intelligenza e alla passione di chi lo ha sostenuto.