19 Mar “Sbatti il mostro in prima pagina”, la manipolazione dell’informazione
Posted at 09:00h
in Cinema
Con gli anni, “Sbatti il mostro in prima pagina” si conferma un’opera sorprendentemente anticipatrice, capace di leggere con lucidità le distorsioni dell’informazione che ancora segnano il nostro presente. Quando uscì nel 1972, il film di Marco Bellocchio fu un atto d’accusa verso un sistema mediatico pronto a strumentalizzare i fatti per interessi politici e sociali. Oggi appare come una chiave per comprendere come la nostra epoca non sia ancora riuscita a liberarsi di quei meccanismi di propaganda nati in quegli anni di forti tensioni sociali e politiche.
Il film è ambientato nella Milano dei primi anni Settanta, nel pieno degli anni di piombo, tra le mobilitazioni della sinistra extraparlamentare e la nascita di movimenti conservatori come la Maggioranza Silenziosa. Al centro della storia c’è la redazione de “Il Giornale” – il quotidiano fondato da Indro Montanelli sarebbe nato due anni dopo, nel 1974 – dove un magistrale Gian Maria Volonté interpreta un cinico direttore che decide di trasformare un caso di cronaca nera in un’arma politica per orientare l’opinione pubblica e aumentare al tempo stesso le vendite del giornale.
Oggi come allora i media esercitano un’influenza decisiva nella formazione dell’opinione pubblica. Rispetto agli anni Settanta, però, il contesto è ancora più complesso: i social media hanno moltiplicato i canali attraverso cui circolano le notizie, ampliando l’accesso alle informazioni ma favorendo anche la diffusione di contenuti distorti, fake news e una crescente polarizzazione del dibattito pubblico. È anche per questo che “Sbatti il mostro in prima pagina” — disponibile su Apple TV — continua a parlare al presente, ricordando quanto sia fondamentale il ruolo di una stampa libera nel difendere il rigore e la credibilità dell’informazione, evitando che il sensazionalismo prenda il posto della verità.