30 Dic “Regalo di Natale”, bluff sotto l’albero
Un tavolo da poker al centro di una silenziosa villa fuori Bologna, fiches che tintinnano e quattro uomini intenti a calcolare più la posta in gioco che il valore della loro #amicizia. È in questo scenario che, nel 1986, Pupi Avati
trasformare la Vigilia più sacra dell’anno in un dramma sottile e crudele, sovvertendo il senso tradizionale della Festa. In “Regalo di Natale” non ci sono luci scintillanti, nessun profumo di cucina, nessun abbraccio familiare a riscaldare gli ambienti. D’altronde siamo negli Anni ’80 e il film sembra riflettere lo spirito edonista e materialista dell’epoca: la vera celebrazione è persa, sostituita dal cinismo, dall’avidità e dall’invidia. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, il film valse la Coppa Volpi all’interpretazione di Carlo Delle Piane e successivamente il Nastro d’Argento a Diego Abatantuono.
Attorno a quel tavolo verde si ritrovano quattro amici di vecchia data – Lele (Alessandro Haber), Ugo (Gianni Cavina), Stefano (George Eastman) e Franco (Diego Abatantuono). Ugo ha invitato anche l’avvocato Santelia (Carlo Delle Piane), ricco e apparentemente ingenuo, il “pollo” perfetto da spennare. All’inizio la serata scorre tra battute, sigarette e bicchieri alzati. Ma quando il gioco entra nel vivo, l’atmosfera cambia. Franco e Santelia si contendono ogni mano tra bluff e rilanci audaci, mentre tensioni, rancori e vecchi #segreti tra amici emergono con forza. Alla mano decisiva, Franco punta tutto, convinto di avere la vittoria in tasca, ma Santelia ribalta la situazione con freddezza glaciale. Solo allora Franco scopre l’inganno: Ugo aveva orchestrato la partita, intascando la sua percentuale sulla vincita dell’avvocato.
Pupi Avati, con il suo sguardo acuto e nostalgico, trasforma la Vigilia di Natale in una parabola grottesca sul tempo e sull’amicizia. Il presente – fatto di inganni, rancori e ambizioni – tradisce il passato, mostrando quanto ciò che si era sia ormai mutato. La memoria emerge come l’unico filo capace di riportare alla luce speranze, illusioni e legami autentici, ormai contaminati dal tempo. Nei titoli di coda, le fotografie degli attori da giovani amplificano la #malinconia, evocando ciò che poteva essere e non è stato. Perché nulla è come sembra: tutto può risultare ingannevole, un bluff… come in una partita a poker nella notte di Natale.
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