“Pleasantville: quando il colore diventa libertà”

Prima di “Hunger Games” e “Ocean’s 8”, il regista e sceneggiatore Gary Ross firmava nel 1998 uno dei film più originali e visionari degli anni Novanta: “Pleasantville”, un piccolo cult – oggi disponibile su Netflix – che parte da una narrazione fantastica per mettere in discussione una delle illusioni più rassicuranti di sempre, quella di un passato perfetto.

Due fratelli adolescenti degli anni ‘90 (Tobey Maguire e Reese Witherspoon) vengono catapultati in una serie tv in bianco e nero degli anni ‘50, diventando abitanti di Pleasantville. Il loro arrivo rompe l’apparente ordine di una comunità immobile: nuove emozioni risvegliano gli abitanti, trasformando gradualmente quel mondo dal bianco e nero al colore.

Attraverso una delle intuizioni visive più potenti del cinema contemporaneo – il bianco e nero come simbolo di controllo e omologazione, il colore come segno di consapevolezza e libertà – il film, che trascende ogni apparente leggerezza, riflette sulla paura del cambiamento, mostrando come la perfezione possa trasformarsi in una prigione monocromatica.

Tre nomination agli Oscar e una curiosità: fu girato interamente a colori e poi convertito in bianco e nero in post produzione: un accurato lavoro di desaturazione digitale che ha permesso ai colori di emergere progressivamente, seguendo la rinascita degli abitanti di Pleasantville.

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