15 Dic Piazza Fontana e il “Romanzo di una strage”
Il 12 dicembre 1969 una bomba esplose nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, causando 17 morti e oltre 90 feriti e segnando l’inizio di anni di violenza e instabilità politica.
Cinque anni dopo, Pier Paolo Pasolini firmò “Il romanzo delle stragi” – pubblicato il 14 novembre 1974 sul Corriere della Sera con il titolo “Cos’è questo golpe? Io so” – denunciando gli intrecci oscuri tra politica, servizi deviati e gruppi estremisti alla base della strategia della tensione. Scriveva di conoscere la verità, anche sulla strage di #Milano, ma concludeva amaramente: “Io so, ma non ho le prove”. Nel 2012 Marco Tullio Giordana riprende quel titolo per il film “Romanzo di una strage”, convinto che quelle prove fossero diventate finalmente accessibili, disponibili per chi volesse davvero sapere.
Il film – che ripercorre gli anni dall’attentato sino all’assassinio del commissario Luigi Calabresi nel 1972 – si immerge nel caos emotivo e istituzionale che seguì quella drammatica esplosione. Le indagini inizialmente prendono la pista anarchica, ma presto emergono inquietanti sospetti di legami con gruppi neofascisti e settori deviati dello Stato. Al centro della vicenda due figure emblematiche: l’anarchico Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino), precipitato dal quarto piano della Questura in circostanze mai del tutto chiarite, e il commissario Luigi Calabresi (Valerio Mastandrea), al quale fu addebitata la responsabilità morale dell’episodio. Entrambi travolti da un sistema che privilegiava silenzi e #depistaggi, il film mostra come la verità sia stata insabbiata e le speranze di giustizia infrante in decenni di processi inconcludenti.
La ricostruzione di Giordana evita il sensazionalismo: l’esplosione, le vittime, la morte di Pinelli e l’assassinio del commissario Calabresi non sono rappresentati in maniera spettacolare, ma suggeriti, evocati. Una scelta stilistica che apre al dubbio e alla riflessione: “Romanzo di una strage” – disponibile su Prime Video – non cerca di chiudere definitivamente i conti con la storia, ma riaccende una discussione necessaria sulla ricerca della verità e sul dovere della #memoria.
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