Il suono del silenzio ne I Promessi Sposi

«Si potrebbe però, tanto nelle cose piccole, come nelle grandi, evitare, in gran parte, quel corso così lungo e così storto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d’osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare

Un grande artista, si sa, è tale quando le sue opere si mantengono in dialogo con il presente anche molto tempo dopo la loro realizzazione.

Ci emozioniamo se le sue poesie, i suoi quadri o le sue composizioni fanno eco a sentimenti che già sono presenti dentro di noi.

Oggi nel leggere la descrizione di avvenimenti che si sono verificati in maniera analoga nel passato.

 

I Promessi Sposi

 

 Ne I promessi sposi, Alessandro Manzoni non si limita a descrivere gli effetti dell’epidemia di peste del 1630 sulle vite dei propri protagonisti.

Il contagio permette al romanzo di assumere ulteriore coralità, unendo le vicende di tutti i protagonisti alla città di Milano e, indirettamente, al resto d’Europa. 

Il timore di un contagio per la presenza nel Nord Italia delle truppe imperiali si fa largo già dal capitolo XXVIII.

 

La Furia del contagio

 

Ciò che interessa maggiormente a Manzoni e a cui dedica due interi capitoli, dimentico anche dei propri protagonisti, è «la furia del contagio» e i modi in cui le autorità e i cittadini reagiscono. 

È contro i delatori e la credulità del popolo che Manzoni si scaglia, lamentando come l’ignoranza porti a tenere gli occhi aperti solo per trovare un capro espiatorio,

ancora più fulminante in questo senso è Storia della colonna infame, che Manzoni dedica alla tragica vicenda di Gian Giacomo Mora. 

 

Il suono del silenzio

 

Manzoni non vide mai di persona gli effetti della peste nella propria epoca: attraverso lo studio e con una prospettiva più profonda di due secoli, riesce a farsene un’idea da utilizzare per la propria opera;

altri due secoli separano noi, donne e uomini del 2020, dall’epoca del romanzo.

A poco serve leggere solo per trarre le analogie più evidenti; si dovrebbe piuttosto adoperarsi per provare a non ripetere gli sbagli che portarono al dilagare di quell’epidemia.

Dare un aiuto in più e dire una parola in meno. 

«[…] prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d’osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare.

Ma parlare, questa cosa così sola, è talmente più facile di tutte quell’altre insieme, che anche a noi, dico noi uomini in generale, siamo un po’ da compatire.»

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