20 Ott “Le mani sulla città”, Rosi più attuale che mai
È il 1963 quando Francesco Rosi porta al cinema “Le mani sulla città”, uno dei suoi film più acclamati e incisivi, capace di unire cinema e impegno civile in modo straordinario. Sono passati più di cinquant’anni dalla sua realizzazione, che gli valse il Leone d’Oro a Venezia, ma purtroppo i temi che il film affronta restano drammaticamente attuali. La speculazione edilizia, la corruzione politica e l’intreccio tra #potere e affari continuano a influenzare profondamente il volto delle nostre città e la vita di chi le abita, rendendo “Le mani sulla città” una testimonianza sempre viva e urgente.
Siamo nei primi anni Sessanta, un periodo di grandi cambiamenti per l’Italia: le città si espandono, le campagne si svuotano, e l’industria corre spinta dal desiderio di modernità e crescita. Ma dietro questo sogno di progresso si nasconde una realtà più oscura, fatta di #urbanizzazione selvaggia e sfruttamento del territorio. Napoli, simbolo di molte città italiane, diventa il teatro di questa speculazione incontrollata. Protagonista è Edoardo Nottola, un costruttore edile senza scrupoli interpretato da un intenso Rod Steiger, che usa le sue influenze politiche per plasmare la città secondo i propri interessi. Il crollo di un palazzo popolare scatena un acceso scontro in consiglio comunale tra chi difende il potere privato e chi si batte per giustizia e trasparenza.
Francesco Rosi gira “Le mani sulla città” – disponibile su Prime Video – come fosse un reportage: camera a mano, attori non professionisti accanto a interpreti famosi, dialoghi secchi, precisi. Non c’è spazio per il melodramma, perché la realtà è già abbastanza potente da non aver bisogno di orpelli. Il vero protagonista è il sistema. E Rosi lo mostra senza #moralismi, con una spietata lucidità.
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