“Le città di pianura”, il road movie indie che sorprende

“Le città di pianura” di Francesco Sossai è diventato uno dei rari esempi recenti di cinema indipendente italiano capace di trasformarsi in un piccolo caso nazionale. Presentato al Festival di Cannes nella sezione “Un Certain Regard”, dove ha raccolto gli applausi della critica, e premiato al Festival Internazionale di Salonicco con il Best Feature Film Award, il film ha avuto un percorso insolito nelle sale italiane: da una programmazione inizialmente limitata – con un’uscita in appena 16 cinema tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige – è arrivato in poche settimane a una presenza stabile tra i titoli più visti.
Tra ironia e malinconia, Sossai costruisce un road movie leggero e al tempo stesso intenso che parla di amicizia, disillusione e del tempo che passa, trasformando un racconto ambientato nella provincia italiana in un’esperienza capace di parlare a tutti. Il film intreccia le vite di due amici cinquantenni, legati da abitudini e piccole ossessioni, con quella di Giulio, un giovane studente incontrato per caso durante una notte nella pianura veneta. Tra bar deserti, strade silenziose e conversazioni improvvise, nasce un viaggio che svela fragilità, desideri e legami inaspettati.
In un mercato dominato da grandi produzioni e campagne promozionali massicce, il successo de “Le città di pianura” dimostra che il cinema indipendente può ancora trovare il suo pubblico. Cresce lentamente, ma con forza silenziosa, sostenuto da spettatori curiosi, capaci di riconoscere la profondità di un racconto autentico. Forse è arrivato il momento di ripensare l’offerta cinematografica, puntando su un pluralismo di voci, fatto di storie diverse e originali, capaci di costruire un legame sincero tra cinema e spettatore, e di restituire centralità agli autori
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