14 Apr “La grande ambizione” di Berlinguer: il tempo difficile della politica italiana
Posted at 17:10h
in Cinema
Scorre una parte significativa della storia italiana in “Berlinguer – La grande ambizione” di Andrea Segre: dalla strage di Brescia al petrolchimico di Ravenna (con l’eco dell’omicidio di Enrico Mattei), dal referendum sul divorzio all’attentato delle Brigate Rosse a Francesco Coco e al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro. Il film restituisce con intensità una delle stagioni più difficili della Repubblica, raccontando la fase più complessa della leadership di Enrico Berlinguer, allora alla guida del più grande partito comunista dell’Occidente, con una base elettorale di oltre dodici milioni di cittadini.
Il film racconta gli anni dal 1973 al 1978, quando Enrico Berlinguer – interpretato da Elio Germano – cerca di costruire una via democratica al socialismo in Italia. Dopo il golpe in Cile e la caduta di Salvador Allende, Berlinguer comprende che un’alternativa al capitalismo può passare solo attraverso il dialogo tra sinistra e mondo cattolico: nasce così l’idea del compromesso storico, difficile da spiegare allora, difficile da accettare oggi. La narrazione segue le tensioni internazionali e i passaggi politici più delicati del politico, dall’attentato subito in Bulgaria alla freddezza dell’incontro con Leonid Brežnev, mostrando un leader diviso tra autonomia dal blocco sovietico e responsabilità nazionale, fino al rapporto con Aldo Moro – interpretato da Roberto Citran – simbolo di un’intesa mai realizzata.
Segre non realizza un semplice biopic, ma traccia il ritratto di una “democrazia zoppa e bloccata”, condizionata dalle influenze straniere e incapace di una vera evoluzione socioeconomica. Allo stesso tempo, il film mostra come, nonostante i limiti della sinistra italiana di quegli anni – tra controllo sovietico e crisi del capitalismo mondiale – fosse ancora vivo il tentativo di trasformare la politica in uno strumento di cambiamento. Segre ci lascia così a riflettere sul peso della memoria, sull’impatto della leadership e sulla fragilità di un’epoca in cui le ambizioni di un uomo e di un’intera generazione si confrontavano con la complessità della storia italiana.