“Kontinental ’25”: dieci giorni e uno smartphone per conquistare la Berlinale

Tra le proposte più interessanti di questo inizio estate al cinema c’è “Kontinental ’25” di Radu Jude, il regista rumeno che continua a raccontare con ironia e feroce lucidità le contraddizioni dell’Europa contemporanea. Vincitore dell’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura all’ultima Berlinale, il film conferma come il cinema indipendente continui a essere il luogo privilegiato della sperimentazione, capace di sorprendere e interrogare il presente.
Girato in soli dieci giorni con un iPhone – non per una scelta estetica ma per dimostrare che il cinema a basso budget può rappresentare “una soluzione, forse temporanea, per una cinematografia in stallo”, “Kontinental ’25” segue la vicenda di Orsolya, un’ufficiale giudiziario travolta da una profonda crisi di coscienza dopo il suicidio di un senzatetto appena sfrattato. Da questo dramma personale, Radu Jude costruisce una spietata riflessione sulle contraddizioni della Romania contemporanea e, più in generale, dell’Europa di oggi.
Il tributo a “Europa ’51” (1952) di Roberto Rossellini è esplicito già dal manifesto, che rilegge quello storico sostituendo il volto di Ingrid Bergman con quello della protagonista, Eszter Tompa. Ma se il maestro del neorealismo affidava alla solidarietà del dopoguerra una possibilità di riscatto, Jude adotta uno sguardo più disincantato, fotografando una Romania post-socialista in cui la classe media è chiusa nel proprio egoismo, specchio di un sistema che non solo produce emarginazione, ma la normalizza attraverso la burocrazia.
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