Comencini e la metafora de “L’ingorgo”

Se ne “Il Sorpasso” di Dino Risi (1962) l’Italia accelerava verso il futuro – con Gassman al volante di una mitica Lancia Aurelia – sospinta dal benessere del boom economico, ne “L’ingorgo – Una storia impossibile” di Luigi Comencini (1979) quella stessa Italia si ferma di colpo, come intrappolata in un immenso serpentone di veicoli fermi. Tra i due film scorrono quindici anni che cambiano il volto del Paese: all’ottimismo dei primi ’60 subentra un decennio cupo, dove la fiducia lascia spazio alla paura, al terrorismo e alle tensioni sociali e politiche. Le auto che un tempo simboleggiavano #libertà, movimento e ambizione diventano ora la metafora di un Paese bloccato, incapace di avanzare o trovare una via d’uscita.

Roma, raccordo anulare: una fila di automobili si ferma all’improvviso. In pochi minuti la strada si trasforma in un interminabile serpentone immobile. Ed è in questo “non luogo” – sospeso tra realtà e #incubo, tra un distributore di benzina e un cimitero di macchine che conferisce al film un tono post-apocalittico – che prende vita un variegato campionario umano, simbolo di un’Italia intera: la coppia in crisi, quattro uomini che assistono a uno stupro senza muovere un dito, la giovane vittima che sogna libertà e un nuovo amore, il padre che costringe una figlia all’aborto, l’operaio pronto a sacrificare la moglie per un favore, i giovani violenti che celano la devianza dietro il perbenismo e l’avvocato affarista con il suo fedele servitore Vicende umane interpretate da un cast d’eccezione che vede, tra gli altri, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Gérard Depardieu, Annie Girardot e Stefania Sandrelli.

“L’ingorgo” conserva una sorprendente attualità. Pur ambientato nell’Italia degli anni ’70, il film va oltre il semplice ritratto storico: la paralisi stradale diventa una potente metafora della condizione umana anche nella modernità. Comencini mostra come, al di là del tempo e dei cambiamenti sociali, le tensioni interiori e i conflitti tra individui restino universali: l’incapacità di #comunicare, la frustrazione di fronte ai limiti personali e le difficoltà di convivenza con gli altri creano ingorghi emotivi e sociali che parlano ancora oggi a ciascuno di noi.

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