09 Dic “C’è ancora domani”: un voto che rompe il silenzio
Un Paese che cambia, una donna che trova la propria voce, un gesto che diventa storia.
Per comprendere davvero l’Italia, vale la pena vedere o rivedere “C’è ancora domani” – disponibile su RaiPlay – sorprendente debutto alla regia di Paola Cortellesi che dalla sua uscita nelle sale nel 2023 ha sbancato i botteghini, conquistato la critica e vinto, tra gli altri, 6 David di Donatello e il Nastro d’argento al film dell’anno.
Perché nella vicenda di Delia non c’è soltanto la vita di una madre e di una moglie nel dopoguerra, ma il ritratto di un Paese provato dalla fatica e dalla miseria, eppure capace di immaginare un #futuro diverso.
Girato in un intenso bianco e nero che rende omaggio al grande cinema neorealista di Roberto Rossellini e Vittorio De Sica, “C’è ancora domani” è ambientato nel 1946, in una Roma ancora segnata dalla presenza dei soldati americani.
Il film racconta la vita di Delia (Paola Cortellesi), madre di tre figli, costretta a subire le violenze del marito (Valerio Mastandrea) e l’emarginazione del suocero. Tra sogni sacrificati e #diritti negati, Delia sembra intrappolata in un destino già scritto. Tutto cambia quando riceve una lettera inattesa, destinata solo a lei.
È la scheda elettorale: per la prima volta nella storia d’Italia, le donne sono chiamate a votare – per l’elezione dell’Assemblea Costituente e per il referendum tra Monarchia e Repubblica – diventando protagoniste della nascente democrazia.
Quella scheda diventa la scintilla che accende in lei il desiderio di riscatto. Ma Delia non compirà ribellioni clamorose, né fughe spettacolari. Il suo gesto, semplice eppure straordinariamente potente, sarà quello di andare al seggio e tracciare una croce.
Un silenzioso “esisto” che rivela dignità, consapevolezza e desiderio di #libertà. Un monito che ci ricorda quanto sia fondamentale proteggere ed esercitare i propri diritti: votare non è solo un dovere civico, ma il modo più efficace per incidere sul futuro del Paese. In un presente segnato dall’astensionismo e dalla disillusione, la storia di Delia insegna che anche un gesto che oggi consideriamo banale può aprire la strada a nuovi futuri possibile.
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