“Brutti, sporchi e cattivi”: Scola e il grottesco della miseria umana

Pier Paolo Pasolini sarà uno dei protagonisti della nostra prossima produzione, una miniserie sulla storia d’Italia che mantiene vivo il suo sguardo sui nodi irrisolti del Paese. Capace di affrontare i misteri più complessi della società italiana, Pasolini seppe anche raccontare con poesia la durezza delle borgate romane. Nei film sul sottoproletariato – da “Accattone” a “Mamma Roma” – gli ultimi erano poveri e disperati, ma conservavano una dignità arcaica, una vitalità “primitiva” che la modernità stava lentamente distruggendo. Ettore Scola, invece, scelse un’altra prospettiva e con “Brutti, sporchi e cattivi” (1976) trasformò la baraccopoli alla periferia della capitale in un teatro grottesco dove non c’è alcuna innocenza da preservare, nessuna purezza da difendere.
Al centro di un microcosmo sovraffollato c’è Giacinto Mazzatella, interpretato da uno straordinario Nino Manfredi, un patriarca tirannico e sospettoso, paranoico che nasconde gelosamente il milione di lire ricevuto come risarcimento dopo aver perso un occhio. Attorno a lui si muove una tribù di figli, nuore e nipoti pronti a tutto pur di impossessarsi di quel denaro, in una guerra domestica fatta di intrighi, tradimenti e meschinità quotidiane. Mentre Pasolini osservava con empatia e spirito critico, Scola aggiunge il filtro della satira nera: il degrado diventa grottesco, i vizi e le bassezze dei personaggi sono esasperati fino al parossismo, in un equilibrio tra risata e cruda ironia.
E se Pasolini immaginava il destino del sottoproletariato come un’apocalisse culturale, in cui l’omologazione consumistica avrebbe cancellato quel mondo fino a farlo scomparire del tutto, Scola sceglie una strada forse ancora più amara. Il film – disponibile su Prime Video – non esplode in una catastrofe finale, ma si chiude con una scena quotidiana, quasi identica all’inizio, che suggella l’immobilità di quel mondo. Il degrado non culmina in un evento spettacolare, ma si ripete all’infinito: egoismo, violenza e avidità si tramandano come un destino inevitabile. In questa struttura circolare, la miseria diventa morale e psicologica, e la satira nera di Scola trasforma il grottesco in uno specchio impietoso della condizione umana.
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