“Backrooms” e “Obsession”: indipendenti e liberi di osare

Il successo di “Backrooms” e “Obsession” è uno dei segnali più interessanti del cinema recente: due produzioni indipendenti, a basso budget, che hanno ottenuto risultati sorprendenti al botteghino e acceso il dibattito di pubblico e critica.
“Backrooms”, diretto dal giovanissimo Kane Parsons, traduce in cinema un immaginario nato sul web – un viaggio inquietante in una dimensione labirintica – dando forma narrativa a una cultura digitale preesistente. “Obsession” di Curry Barker, anche lui creator alla prima esperienza, si impone con una visione autoriale netta: una storia originale – un thriller psicologico che racconta la spirale ossessiva di un giovane – che si regge interamente sulla forza di scrittura e intuizione.
Due percorsi molto diversi, che qualcuno è già tentato di trasformare in una formula da replicare. Eppure, questi successi raccontano altro. Non sono i costi ridotti o la provenienza digitale dei loro autori a fare la differenza, ma l’indipendenza con cui questi film affrontano il pubblico: un’autonomia che rifiuta le logiche industriali e si nutre del credere fermamente nella propria visione.
È questo, in fondo, il valore del cinema indipendente: la possibilità di seguire una visione senza compromessi, preservando l’identità di un’opera. E quando un film riesce a essere davvero sé stesso, il pubblico sa ancora riconoscerlo.
Share