Italia, 2020 Regia di Claudio Bonafede

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Un’alba nebbiosa illumina una vecchia auto mentre percorre una strada isolata in mezzo a campi ghiacciati. L’uomo alla guida, con la barba grigia e gli occhi stanchi, è Vittorio, un fotografo a cui è stata diagnosticata una grave malattia degenerativa. Vittorio girando l’Italia, vuole essere testimone dei cambiamenti sociali che stanno avvenendo nel suo paese. Vuole ritrarre le loro difficoltà ma sopratutto la forza con cui superano i limiti che imprigionano le loro vite.

Al suo fianco, a documentare questo viaggio con la macchina da presa, c’è Claudio, il suo migliore amico fin dai tempi della scuola di cinema di Milano. Non vedremo mai Claudio, ma la sua voce ci condurrà attraverso il viaggio, vivendolo insieme a Vittorio

La malattia ha cambiato Vittorio: le sue foto mostrano una sensibilità nuova e delicata, una profonda volontà di leggere la realtà che lo circonda e di cogliere l’umanità in ogni situazione. L’odissea di Vittorio porterà a scoprire un’Italia spezzata nelle sue radici, troppo spesso dimenticata.

La lente della sua macchina fotografica farà luce sulle storie di uomini come Enzo Bianco, che recuperando l’antica arte della ceramica di Vietri cerca di renderla celebre in tutta Europa o come Roberto Velardi che, dopo la perdita del figlio adolescente, insieme a sua moglie, ha trasformato il dolore della tragedia in una vita dedicata al supporto e al recupero di ragazzi disagiati in uno dei quartieri più difficili di Napoli, il quartiere Forcella.

In questa collettività si troverà posto anche per un gruppo di pensionati, uniti dall’esperienza di anni trascorsi nella grande realtà industriale dell’Ilva di Bagnoli, che lottano per mantenere viva l’ultima eredità rimasta di quell’impianto: il circolo ricreativo di Bagnoli dove le famiglie degli ex dipendenti possono continuare ancora a frequentarsi e dove possono trovare un luogo dove continuare a vedere crescere i propri figli e i propri nipoti.

Nell’entroterra Calabro, lontano dai flussi turistici ed economici, una donna, nota cantante di musica Arbereshe, si batte per il mantenimento e lo sviluppo della cultura arbereshe a Lungro, secolare comunità albanese in Italia. Dirigendo un coro di 12 donne e avendo creato una casa museo non solo mantiene viva questa antica cultura ma la diffonde anche all’estero emancipandosi da quella che potrebbe essere la vita scontata di un piccolo paese del Sud.

Alla fine si raggiungerà Lampedusa, l’isola più lontana dalle coste italiane in cui i pescatori raccontano gli orrori dei barconi naufragati e dei relitti che infestano tristemente le loro spiagge. Questo pellegrinaggio tutto italiano non sarà solo uno stimolo per Vittorio ma sarà anche uno spunto per tracciare la mappa di un’umanità molto più complessa e variopinta di quello che si possa credere.

Credits

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Note di Regia

Vittorio ha la sclerosi multipla, con la quale è costretto confrontarsi ogni giorno. Le difficoltà motorie rendono i suoi spostamenti faticosi e trasformano le operazioni semplici in complesse. Lo costringono a cambiare il modo di fotografare, a ‘ripensare l’inquadratura’, e sono lì a ricordargli ogni momento che ha un problema.
Di questo viaggio in Italia di Vittorio, mi interessa questo. Mi interessa la ricerca della conquista della postazione giusta per poter scattare. Mi interessa lo sguardo che racconti, quello in cui ci si può specchiare. Mi interessano le sue fotografie. Mi interessano i luoghi vissuti, scoperti, ricordati; il rapporto con la feroce malattia, la lotta con l’equilibrio del corpo e della mente, i momenti di difficoltà e di fatica, l’urgenza che permette di superarli. Mi interessa il cambiamento che spinge verso una sensibilità nuova, inaspettata verso il mondo.
Con la malattia Vittorio è cambiato, le sue ultime fotografie svelano una nuova coscienza, un’empatia maggiore verso l’universo che lo circonda. Un’altra bellezza.
La sua vicenda ha quindi per me un valore universale; perché “anche a chi non vuole, arriva la saggezza”, recita il coro dell’Agamennone di Eschilo; e la Pàthei Màthos, la saggezza conquistata attraverso la sofferenza, non è affare solo di Vittorio, ma riguarda tutti.

Note di produzione

L’Italia è il paese più visitato, amato e studiato al mondo, ma è spesso frainteso e stereotipato: solitamente la nostra cultura è sintetizzata in luoghi e monumenti storici unici, ottimo cibo e mafia; tuttavia la realtà italiana è molto più frammentata. Ad esempio in Italia si parlano più di trenta lingue diverse, che provengono dal francese, dall’olandese, dal ladino, dallo sloveno, dal croato, dal rumeno, dallo spagnolo, dall’arabo, dal greco, dall’albanese e dal normanno. Da metà tedesca e metà italiana ho imparato a capire le differenze che esistono tra Italy e Italia. La prima è un’Italia da cartolina, falsata da immagini prevedibili, come le colline al tramonto, l’olio d’oliva e gli alberi di limoni. La seconda, quella che gli stranieri non conoscono, è una realtà complessa, un affascinante labirinto difficile da comprendere. Negli Occhi degli Altri, attraverso l’ampia e profonda visione dei suoi autori e del suo fotografo, mira a rivelare l’Italia non stereotipata, un insieme di vere storie umane e allo stesso tempo il cuore della cultura europea. La produzione è stata quindi coinvolta sin dalle fasi del presviluppo e della ricerca.