19 Ott Locarno, Fabio Lovino porta sullo schermo Marco Bellocchio
Posted at 11:14h
in Cinema
Dopo più di sessant’anni di cinema, cosa può spingere ancora un regista dietro la macchina da presa? È una domanda che attraversa “Marco Bellocchio – La porta della realtà”, il documentario di Fabio Lovino – prodotto da prodotto da Loft Produzioni e Reggatta Production e in sala dal 27 agosto – presentato Fuori Concorso alla 79ª edizione del Locarno Film Festival. E la sua particolarità sta proprio nel modo in cui cerca una risposta: non ripercorrendo una carriera, ma entrando nel momento in cui un film sta ancora prendendo forma.
Lovino conosce Bellocchio da quasi vent’anni, dai set in cui lo ha seguito come fotografo di scena. Oggi quella vicinanza diventa un’osservazione ravvicinata sul suo lavoro: le prove, il confronto con gli attori, le intuizioni, i ripensamenti, tutto ciò che precede l’immagine che arriverà sullo schermo. Non c’è un ritratto celebrativo. Bellocchio viene mostrato mentre fa cinema, ancora dentro quella ricerca che attraversa una filmografia iniziata con “I pugni in tasca” (1965) e arrivata a “Buongiorno, notte” (2003), “Vincere” (2009), “Il traditore” (2019), “Esterno notte” (2022) e al recente “Portobello” (2026). Pellicole diverse, ma unite dalla stessa libertà di continuare a interrogare la realtà, senza smettere di spostare il proprio sguardo.
“Non puoi far finta di sapere quando non sai”, dice Bellocchio. E in questa frase c’è forse il senso del documentario: lasciare che il film possa ancora cambiare attraverso gli attori, le immagini e il confronto con chi lavora al suo fianco. Francesca Calvelli, Giuseppe Lanci, Daniele Ciprì, Pierfrancesco Favino e Fabrizio Gifuni sono alcune delle persone che Lovino porta dentro questo percorso. Non semplici testimoni, ma parte di un cinema che prende forma attraverso relazioni e punti di vista diversi.
Ed è forse questo il gesto più interessante di Lovino: togliere Bellocchio dal tempo della celebrazione e riportarlo nel tempo del cinema. Quello in cui il film è ancora aperto e lo sguardo può ancora muoversi, cambiare, sorprendere.