19 Ott “The Echo Chamber”
Posted at 11:23h
in Cinema
Ci sono stanze da cui è impossibile fuggire, soprattutto quando tra quelle pareti continua a vivere l’eredità di uno dei più grandi autori del nostro cinema. “The Echo Chamber”, il nuovo e ipnotico film di Andrea Pallaoro – presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e ora nelle sale – nasce dall’ultimo soggetto mai realizzato da Bernardo Bertolucci. Pallaoro raccoglie quella storia sospesa, la fa propria e la attraversa con il suo sguardo, trasformandolo in un’opera profondamente intima e personale.
Il regista costruisce un labirinto domestico claustrofobico, dove le pareti sembrano stringersi attorno ai corpi dei protagonisti. La macchina da presa si muove con delicatezza tra i silenzi e le distanze di Luca Marinelli e Alicia Vikander, due amanti intrappolati in un appartamento sospeso nel tempo, costantemente osservati da una magnetica Susan Sarandon, la cui voce, graffiante e spettrale, attraversa le stanze come un’ombra inquieta.
In questa “camera dell’eco”, la narrazione classica si dissolve per lasciar spazio alla geometria degli sguardi e alla tensione dei silenzi. Pallaoro riprende e aggiorna l’ossessione cara al cinema di Bertolucci per gli spazi chiusi, come catalizzatore di verità indicibili, rievocando le atmosfere sospese e sensuali di “The Dreamers” e la logorante tensione emotiva di “Ultimo tango a Parigi”.
Con un epilogo coraggioso, destinato inevitabilmente a far discutere e a dividere il pubblico, “The Echo Chamber” rifiuta qualsiasi conclusione rassicurante. La storia sceglie di sottrarsi proprio nel momento in cui sembrava di averne afferrato il senso, lasciando che le domande prendano il posto delle risposte. È un cinema che non prende per mano lo spettatore, ma lo abbandona davanti a una porta rimasta socchiusa, costringendolo a restare in ascolto di ciò che continua a fare eco.