19 Ott Premio Solinas
Posted at 11:27h
in Cinema
“Ci sono tanti talenti femminili che aspettano di essere rivelati”. La regista Levi Riso lo ha ricordato al Premio Franco Solinas, riportando al centro una questione urgente: il cinema ha bisogno di una pluralità di sguardi per raccontare la complessità del presente. Una questione femminile, certo, ma soprattutto una questione che riguarda il futuro del settore.
Dalla Mostra di Venezia, dove la presenza femminile alla regia ha fatto discutere – con la sola May el-Toukhy in concorso, poi vincitrice del Leone d’Oro con “Woman Unknown”, il dibattito sulla presenza ancora troppo limitata delle donne nell’audiovisivo racconta molto più di una statistica: quando alcuni sguardi continuano a trovare meno spazio, a impoverirsi è anche la varietà delle storie che arrivano sullo schermo.
Eppure, i successi di Maura Delpero con “Vermiglio”, insieme alle nuove voci di Laura Samani con “Un anno di scuola” e Margherita Spampinato con “Gioia mia”, dimostrano che il talento e la qualità non mancano affatto. Il problema è che troppi percorsi si interrompono prima, tra i lucchetti dei finanziamenti e dei ruoli decisionali. La questione, allora, riguarda l’intera filiera.
Sguardi diversi non si sostituiscono: si aggiungono, si confrontano, si completano. E proprio da questa pluralità nasce un racconto più ricco della realtà, capace di attraversare generi, personaggi e storie da prospettive diverse. Ma perché questa pluralità possa arrivare sullo schermo, il talento non basta: servono produzioni disposte a scommetterci, finanziamenti accessibili e strumenti come MEDIA di Europa Creativa, capaci di sostenere nuove voci e progetti indipendenti.
Perché il cinema non ha bisogno di una quota di sguardi femminili per essere più “corretto”. Ne ha bisogno per essere autenticamente libero.